Da quando ho memoria prendo delle idee e provo a farle diventare cose che funzionano.
L'ho fatto con la musica, con i sistemi, con il software, con il legno e con la fotografia. Dal 2010 lo faccio anche con il trading, che oggi insegno a chi vuole costruirsi un'entrata in più accanto al lavoro o alla pensione.
[foto verticale 4:5: assets/img/nicola-chi-sono.jpg]Se ti stai chiedendo chi sono io per insegnarti il trading, fai bene a chiedertelo. Secondo me dovresti farlo con chiunque ti proponga qualcosa in questo campo.
Una laurea in trading non esiste. Potrei avere un titolo da consulente finanziario o una laurea in economia, ma nessuno dei due ti insegna cosa fare davanti a un grafico nel momento in cui conta davvero.
Quello che posso fare è raccontarti la mia storia, così come è andata. Dentro ci trovi parecchie cose diverse, dalla chitarra ai software, ma il modo di affrontarle è sempre stato lo stesso: quando comincio una cosa, non la lascio a metà.
Da bambino restavo incantato a guardare mio padre che appoggiava un vinile sul giradischi e posava la testina, con un gesto lento, quasi religioso. Dopo lo scoppiettio del disco partiva la musica, e ogni volta era un mondo diverso: il progressive degli anni Settanta, la musica africana, il jazz, il blues, il country, il rock dei Cream.
Sono stati Jimi Hendrix ed Eric Clapton a farmi venire voglia di prendere in mano una chitarra. Avevo tredici anni e giocavo anche a calcio, come tutti i ragazzini, ma la musica ha cominciato a prendersi sempre più spazio, finché è diventata la mia vita. Negli anni Novanta sono arrivati i chitarristi tecnici, Steve Vai, Yngwie Malmsteen, gli anni dei guitar hero, e io mi ci sono buttato dentro anima e corpo.
Nel 1998 mi sono diplomato al CPM di Milano, la scuola fondata da Franco Mussida della PFM, e per un periodo la musica è stata il mio lavoro: suonavo con le band, registravo in studio e insegnavo chitarra nelle scuole. Che finissi a insegnare, del resto, era abbastanza prevedibile. In famiglia lo facevano quasi tutti: mia madre, sua sorella, mia cugina, e mio zio, che vive in Brasile da decenni, ha insegnato agraria per una vita, con accanto sua moglie, maestra anche lei.
Puoi ascoltare musica per anni, ma a suonare impari solo mettendo le mani sullo strumento, tutti i giorni, e sbagliando finché smetti di sbagliare.
A scuola avevo scelto elettronica. Mio padre era un elettronico, e anche molto bravo, e a quell'età è difficile avere le idee chiare su cosa vuoi fare: ho fatto come lui.
Però nell'elettronica non ritrovavo quello che mi dava la musica. Negli stessi anni in cui studiavo chitarra ho cominciato a interessarmi di informatica e sono andato a studiarla, e mi sono accorto presto che scrivere un programma non era poi così diverso dallo scrivere una canzone. In tutti e due i casi parti da un'idea che hai in testa e la trasformi in qualcosa che prima non c'era. La musica è un linguaggio, e la programmazione anche: sono due modi diversi per esprimersi.
Dal 2000 questo è diventato il mio lavoro. Più che scrivere codice, mi sono sempre occupato di immaginare come doveva essere fatto un sistema prima che esistesse: pensarne la logica, seguire il progetto e starci dietro finché non funzionava. Si trattava di prendere un'idea che c'era solo nella testa di qualcuno e portarla nella realtà, sotto forma di oggetti veri, destinati agli impianti, che poi il cliente accendeva. E per farli funzionare servono matematica e fisica, tutti i giorni.
Uno dei progetti più grandi è nato da una legge dello Stato, che imponeva di collegare migliaia di apparecchi, sparsi nei locali di tutta Italia, a una rete di controllo nazionale. Serviva un dispositivo che facesse da ponte, con un linguaggio comune per farli parlare fra loro, e io ne ho progettato tutta la logica e i protocolli. Mi ricordo ancora i viaggi a Roma, le riunioni, le giornate passate a farlo certificare. Quel dispositivo è diventato il riferimento per quasi tutto il mercato italiano e ha continuato a lavorare per più di quindici anni.
Negli anni sono arrivati tanti altri progetti, dai dispositivi per la trasmissione dati agli antifurti satellitari. Cambiava l'idea, ma il lavoro era sempre quello: farla esistere, e farla funzionare.
Un oggetto non discute: o fa quello per cui è stato costruito, o non lo fa.
Quando è arrivata l'ADSL ho scoperto eBay e ho cominciato a vendere quello che tenevo in cantina. Sono riuscito a vendere tutto, ma proprio tutto, e a quel punto mi è venuta la curiosità di capire se potevo vendere anche qualcos'altro.
È così che ho scoperto il dropshipping, in anni in cui in Italia non lo conosceva quasi nessuno. Metti in vendita un prodotto e, quando qualcuno lo compra, lo ordini al fornitore, che lo spedisce direttamente a casa del cliente.
All'inizio facevo tutto a mano. Il problema è arrivato quando ho cominciato a lavorare con fornitori che avevano venti o trentamila prodotti in magazzino, perché caricarli uno per uno era semplicemente impossibile. Allora ho costruito un programma che lo facesse al posto mio: importava i cataloghi, creava le inserzioni e teneva aggiornate le disponibilità in automatico. All'inizio era grezzo, ma sono stato il primo a mettere online un sistema del genere.
A un certo punto mi sono chiesto perché dovessi usarlo solo io. L'ho trasformato in un servizio che chiunque poteva usare e ho cominciato a darlo in licenza agli altri venditori, e da quel momento non vendevo più prodotti: costruivo gli strumenti per chi li vende.
L'ho portato avanti per più di dieci anni, la sera, dopo il lavoro, finché è arrivato Amazon, il mercato è cambiato e ho deciso di chiudere. Ma il ragionamento mi è rimasto, e anni dopo l'ho rifatto pari pari con il trading: quello che avevo costruito per me poteva servire anche agli altri.
Nel 2010 avevo già il lavoro di giorno e quello della sera, e mi chiedevo se ci fosse un modo per far fruttare i risparmi senza che dipendesse, ancora una volta, dalle mie ore di lavoro. È così che sono arrivato al trading.
Già allora lo presentavano come una cosa facile, alla portata di tutti, anche se la pubblicità non era aggressiva come oggi. Ho fatto un primo corso e ho letto parecchi libri, con un obiettivo molto semplice: un'entrata in più.
Quell'entrata in più, all'inizio, non è arrivata. E ti dico la verità: se il trading mi fosse sembrato una cosa noiosa, senza risultati l'avrei mollato come fanno in tanti. Invece mi aveva preso. Passavo ore a guardare i grafici e piano piano cominciavo a vedere degli schemi che si ripetevano, anche se non riuscivo a spiegarmi il perché. Mi ero convinto che non potesse essere un gioco casuale, che somigliasse più a una partita a scacchi che a un lancio di dadi, e che quel perché dovevo trovarlo.
Per anni ho provato un po' di tutto, dalla price action ai metodi più classici. Ogni volta che trovavo qualcosa di promettente ci entravo dentro, lo mettevo alla prova e poi ricominciavo a cercare.
Nel 2014 sono arrivato a Richard Wyckoff. Quello che io osservavo da anni sui grafici, lui l'aveva già spiegato quasi un secolo prima: perché certi schemi si formano, cosa c'è dietro e come si leggono. Tutto quello che vedevo, finalmente, aveva una struttura.
Da allora guardo i mercati attraverso le sue leggi, e il metodo che insegno oggi ne porta avanti gli insegnamenti.
All'inizio applicavo Wyckoff su tempi lunghi, con operazioni che potevano durare giorni. Io però volevo lavorare su tempi molto più brevi e chiudere la mia giornata di trading nel minor tempo possibile, e lì mi sono scontrato con un limite: a occhio non riuscivo a starci dietro, succedeva tutto troppo in fretta.
Allora ho fatto quello che avevo sempre fatto e ho messo al lavoro l'informatica. Un pezzo alla volta ho costruito un programma capace di leggere il mercato con la logica di Wyckoff anche su tempi così veloci. Cercavo una specie di cartina geografica, qualcosa che mi indicasse la strada.
Nel 2016 è nato Scalper Hunter Pro. Pubblicavo le mie operazioni sui social e sempre più trader mi scrivevano per chiedermi il sistema, finché ho cominciato a parlarne apertamente e a darlo a chi lo voleva. Sono passati parecchi anni e non ho mai avuto bisogno di stravolgerlo: funziona ancora oggi.
[foto facoltativa: Scalper Hunter Pro sul grafico: assets/img/chi-sono/scalper-hunter-pro.jpg]Più persone usavano il mio strumento, più mi chiedevano come ragionavo. E guardando chi insegnava trading in quegli anni, non trovavo quello che avrei voluto trovare io quando avevo cominciato.
Nel 2018 ho deciso di provarci. L'ho fatto nel modo che conosco, con un percorso strutturato, un passo alla volta, come quando si progetta un sistema. All'inizio erano poche persone, poi sono diventate sempre di più. Con la famiglia che ho, e dopo gli anni passati a insegnare chitarra, non era proprio una novità.
Da allora non ho più smesso, e sono cresciuto anch'io. Ho dovuto fare cose che prima non avrei mai pensato di fare, come operare sul mio conto personale mostrandolo a tutti, fare trading dal vivo davanti alle persone e seguirle una per una nei coaching. Non sempre è stato comodo, ma mi ha dato una soddisfazione che il mercato da solo non mi dà: essere utile a qualcuno con quello che ho imparato.
Sempre nel 2018 ho sentito il bisogno di fare qualcosa con le mani, qualcosa che si potesse vedere. La musica, per quanto la ami, non la puoi toccare. Un pezzo di legno lavorato invece resta lì.
Non mi interessava fare cose qualsiasi. Avevo in testa delle forme, dei temi, e volevo trasformarli in oggetti da usare in casa, come scrivanie e vassoi. Ho imparato guardando tutorial, anche su YouTube, mi sono comprato le macchine e sono andato avanti una lavorazione alla volta: la piallatura, il taglio, gli incollaggi, la resina con le sue casseforme, la spianatura, i profili fatti con la fresa.
Mi faccio spedire a casa tavole grezze enormi, di ulivo, frassino, noce, pioppo, amaranto. L'ulivo è il mio preferito, tanto che le mie due scrivanie sono in massello di ulivo e le ho fatte io, partendo dalla tavola grezza. Non saranno perfette, perché non è il mio mestiere, ma mi piacciono. E lavorare il legno mi tiene a contatto con la natura.
La prima macchina fotografica non l'ho scelta io. Era una Sony, un regalo di compleanno che mia moglie aveva chiesto e che poi non usava. Io avevo bisogno di registrare dei video e ho cominciato a usarla, ma per molto tempo è rimasta uno strumento come un altro.
Le cose sono cambiate quando ho visto le foto fatte con le Fujifilm. Lì ho ritrovato il mondo come me l'ero sempre immaginato: più analogico che digitale, non tutto nitido, con uno stile un po' retrò e dei colori che puoi cambiare in un attimo per dare a una foto la sua atmosfera. Ho venduto la Sony e sono passato a Fuji, e da allora vado a caccia anche di obiettivi vecchi, quelli che hanno una resa particolare.
Anche i video preferisco girarli con la macchina fotografica e non con il telefono. Il telefono fa tutto, ma non mi dà nessuna gioia. Una macchina fatta per una cosa sola mi aiuta a concentrarmi su quella, e a metterci un po' di creatività.
[foto: le macchine e gli obiettivi: assets/img/chi-sono/macchine.jpg]
[foto scattata da Nicola: assets/img/chi-sono/foto-1.jpg]
[foto scattata da Nicola: assets/img/chi-sono/foto-2.jpg]
[foto scattata da Nicola: assets/img/chi-sono/foto-3.jpg]
[foto scattata da Nicola: assets/img/chi-sono/foto-4.jpg]Per anni ho avuto in testa la stessa idea: un'attività tutta mia, per smettere di passare le giornate chiuso in un ufficio e poter gestire il mio tempo come volevo. Ci pensavo spesso, ma il coraggio di farlo non l'avevo mai trovato.
Nel 2024, a quarantotto anni, mi sono chiesto: se non lo faccio adesso, quando lo faccio? Sapevo di avere un'esperienza che poteva servire in tanti campi, e ho scelto di fare del trading e della formazione il mio lavoro principale. Il mio primo mestiere non l'ho abbandonato, e se volessi potrei riprendere dei progetti anche domani. Ho solo deciso dove mettere il mio tempo.
Non è stata una scelta facile. Dopo tanti anni ti abitui allo stipendio che arriva a fine mese, e di colpo ti trovi nell'incertezza, con una famiglia che conta su di te. Chi parla di "uscire dalla ruota del criceto" di solito si dimentica di dire che non finisci sul divano, anzi, spesso lavori di più. La differenza è che nessuno ti dice cosa fare: ogni giorno ti organizzi da solo e devi tirare fuori qualcosa. E ti assicuro che si cresce, anche a quasi cinquant'anni.
La paura c'era, eccome. Per guadagnarmi la fiducia delle persone ho dovuto superare parecchie resistenze mie. Però avevo un cassetto pieno di idee che, con il poco tempo di prima, non avrei mai potuto realizzare, e gli strumenti che uso e insegno oggi sono nati proprio da lì.
In questo settore inventarsi un marchio è facilissimo. Lo chiami "progetto X", e se non funziona lo ribattezzi "progetto Y" e riparti da capo come se niente fosse.
Io ho scelto di fare il contrario e di metterci il mio nome e la mia faccia. Per me è una questione di onore: quello che faccio resta legato a me, nel bene e nel male, ed è la garanzia più seria che posso dare a chi lavora con me.
Questo sito nasce proprio per far conoscere la persona che c'è dietro gli strumenti e i percorsi. Gli strumenti cambiano, migliorano, ne arrivano di nuovi, mentre il nome resta quello.
E se un giorno vorrai lavorare con me, preferisco che prima tu abbia avuto il tempo di conoscermi, di vedere come lavoro e di farti un'idea tua. Poi, se avrà senso, ne parleremo.
Nel mondo del trading girano tante foto di auto di lusso, orologi e ville. Da me non ne vedrai, perché non è mai stato quello a muovermi.
Quello che mi appassiona, da sempre, è capire come funzionano le cose e riuscire a farle funzionare, che sia un accordo di chitarra, un protocollo, una tavola di ulivo o un grafico. Quando posso, mi piace costruire qualcosa che sia bello e che serva davvero a qualcuno. Per il resto, mi bastano un buon libro e un buon film.
Se hai letto fin qui, un'idea di chi sono te la sei fatta. Se vuoi cominciare, puoi partire dalla cassetta degli attrezzi del trader: è gratuita e dentro ci sono gli stessi strumenti che uso io, con le istruzioni passo passo. E se al primo passo ti blocchi, non resti da solo.